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LA TORRE DEI SENZALUNA, di Silvia Bernardi

Libri dal comò. Consigli di lettura

Se pensate che scrivere un giallo per ragazzi sia facile, questo libro vi smentirà pagina dopo pagina. Siamo di fronte a un giallo classico “a camera chiusa” che richiama le atmosfere di Agatha Christie, dove il sospetto cade su tutti i presenti nella stanza. Italia, 1952: fuori infuria una bufera di neve che impedisce ai personaggi di uscire, proprio durante la festa di pensionamento di Tellurio Delcorvo, emerito professore di astronomia. All’improvviso, il professore crolla a terra: ciò che tutti credono essere un semplice malore, in realtà nasconde un mistero molto più profondo. Il colpevole è ancora lì, chiuso nello stesso palazzo insieme ai protagonisti, e la verità va cercata tra i corridoi e i segreti della Torre dei Senzaluna, l’osservatorio che svetta sopra l’edificio.

In questo clima di tensione, tre ragazzi, Pietro, Marnie e Michelino, capiscono subito che c’è qualcosa che non va e iniziano a indagare. Hanno solo poche ore per scoprire la verità e devono farlo muovendosi tra gli adulti presenti, tutti potenziali sospettati. La forza del romanzo è proprio qui: l’autrice riesce nella sfida difficilissima di creare un labirinto di indizi che dissemina magistralmente tra le poche mura di un’unica ambientazione, senza mai far calare il ritmo.

È un libro che mette l’infanzia al centro con una fiducia immensa, rendendola capace di vedere ciò che i grandi ignorano. Tra le pagine si respira l’infinito attraverso l’astrofisica, ma si affrontano anche temi importanti come i rapporti familiari, la guerra, la condizione femminile e le aspirazioni per il futuro. Ciò che rende questo romanzo davvero prezioso è la sua qualità letteraria: una trama complessa, un lessico mai banale. L’autrice sceglie parole alte e ricercate, arricchendo la narrazione con bellissime similitudini e metafore. È una storia che parla di amicizia e di legami, ma soprattutto ci pone una domanda fondamentale su quale prezzo siamo disposti a pagare per difendere ciò in cui crediamo.

A cura di Una cartella di libri

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La torre dei Senzaluna, Silvia Bernardi, Pelledoca, 2026.

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L’ISOLA DEI DELFINI BLU, di Scott O’Dell

Libri dal comò. Consigli di lettura

Ci sono case editrici che meritano attenzione, e Il Barbagianni è una di queste.

Il Barbagianni sceglie di pubblicare poco, con grande cura. In un panorama editoriale che tende a moltiplicare le uscite, questa scelta permette di concentrare energie sulla qualità dei libri: nella selezione delle storie, nelle traduzioni, nella costruzione dell’oggetto libro. Anche la scelta della font, ad alta leggibilità, non è affatto scontata, soprattutto nei libri più corposi e pensati anche per ragazzi e ragazze più grandi. Tutto questo dimostra quanto il lettore venga davvero messo al centro, con attenzione e coerenza, pagina dopo pagina.

Dentro questo percorso si inserisce la ripubblicazione de “L’isola dei delfini blu” di Scott O’Dell, nella traduzione di Susanna Mattiangeli. La protagonista è una ragazza indigena che, dopo la partenza della sua popolazione dall’Isola dei Delfini Blu, resta sola. Da quel momento deve imparare a vivere senza aiuti. Fa ciò che prima non le era consentito proprio perché donna: costruisce armi, si procura il cibo, si difende dai pericoli dell’isola, in particolare dai cani selvatici. Azioni che prima erano proibite diventano necessarie, e lei impara a farle.

Sull’isola arrivano uomini bianchi, interessati alla caccia alle lontre e alle risorse. Il loro passaggio lascia segni profondi: animali uccisi, equilibrio spezzato, violenza esercitata senza rispetto. Tra loro c’è anche una ragazza bianca, l’unica donna in mezzo a molti uomini. Tra le due nasce una relazione fatta di presenza quotidiana, di piccoli gesti, di oggetti scambiati. Una relazione che mostra quanto il contatto umano resti fondamentale, anche quando si è capaci di cavarsela da soli.

Rimasta sull’isola, la protagonista vive a stretto contatto con gli animali. Li osserva, li conosce, convive con loro. Arriva a dire che per lei sono persone, come gli uomini, solo capaci di parlare un’altra lingua. Eppure anche questa convivenza non colma ogni assenza: restano la mancanza della sorella, della sua gente, di chi a un certo punto non c’è più.

Anche il finale non è un finale consolatorio. Non ricompone, non rassicura, non chiude in modo pacificato. Lascia spazio a domande che continuano oltre l’ultima pagina. Sono molti gli spunti di riflessione che attraversano la storia emergono senza spiegazioni, senza morale, senza dichiarazioni esplicite. Il testo dice molto, ma lo fa in modo nascosto, lasciando che siano le azioni, le relazioni, le assenze a parlare.

A cura di Una cartella di libri

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L’isola dei Delfini Blu, Scott O’Dell, trad. Susanna Mattiangeli, Il Barbagianni, 2025.

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IL RAGAZZO CHE SAPEVA TROPPO, di Malika Ferdjoukh

Libri dal comò. Consigli di lettura

Hai voglia di entrare in un film che non si proietta al cinema, ma si legge pagina dopo pagina?

Nel suo romanzo Il ragazzo che sapeva troppo, Malika Ferdjoukh ci porta proprio lì: sul set di un film di Alfred Hitchcock, dove la finzione si mescola alla realtà e il mistero prende forma tra le luci e le ombre della macchina da presa.

Il protagonista, in prima persona, ci guida dentro un ricordo: anni dopo, rievoca quell’estate trascorsa sul set segretissimo di un film del maestro del brivido. È qui che tutto accade, tra ciak, segreti, tensione e sguardi che nascondono più di quanto mostrano. La storia si costruisce come un giallo classico, elegante, pieno di suspense e di rimandi al cinema.

La scelta della prima persona e del flashback ci fa entrare direttamente nella narrazione: leggiamo e, allo stesso tempo, assistiamo come spettatori. L’ambientazione cinematografica e i continui riferimenti a Hitchcock rendono il romanzo un omaggio al grande schermo e un raffinato gioco narrativo. La trama è calibrata con precisione: ritmo, mistero e dettagli che ricordano il montaggio di un film. La traduzione di Chiara Carminati restituisce tutta la raffinatezza della scrittura dell’autrice. Bellissima anche la copertina illustrata da David Merveille, che rende omaggio al cinema di Hitchcock.

Il ragazzo che sapeva troppo è una dichiarazione d’amore al cinema e alla narrazione stessa.

Tieni gli occhi aperti: perché in queste pagine, come sul set, niente è davvero come sembra.

A cura di Una cartella di libri

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Il ragazzo che sapeva troppo, Malika Ferdjoukh, trad. Chiara Carminati, ill. David Merveille, Pension Lepic, 2025.

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LA MIA VITA DORATA DA RE, Jenny Jägerfeld.

Libri dal comò. Consigli di lettura

Come si fa a sentirsi sé stessi quando tutto cambia e ci sentiamo fuori posto?

Questa domanda sembra attraversare tutto “La mia vita dorata da re”, romanzo di Jenny Jägerfeld pubblicato da Iperborea. Al centro c’è Sigge, un ragazzino che si trasferisce con la madre e le due sorelline a casa della nonna dopo la separazione della madre dal compagno. Sigge deve affrontare un nuovo inizio: una nuova casa, una nuova città, una nuova scuola. Il romanzo è ambientato durante l’estate e ha una struttura originale e accattivante: la narrazione segue un conto alla rovescia degli ultimi 59 giorni prima dell’inizio della nuova scuola, durante i quali Sigge si propone di imparare come diventare popolare per evitare di rivivere le prese in giro e le sofferenze che aveva subito nella scuola precedente. La nonna che li ospita è un personaggio meravigliosamente sopra le righe: egocentrica, ironica, sicura di sé, un faro di eccentricità che contrasta con l’insicurezza profonda di Sigge. Lo strabismo, la paura del giudizio altrui e il desiderio di diventare popolare lo portano a interrogarsi su come “cambiare” per piacere agli altri, tentando di adattarsi e imitare chi sembra avere successo. Ma sarà proprio l’incontro con nuovi amici, sinceri, autentici, a volte bizzarri, e il confronto con l’esuberanza vitale della nonna a guidarlo in un percorso diverso: non quello di chi cerca approvazione a tutti i costi, ma di chi impara ad accettarsi e a coltivare relazioni vere, fatte di verità e reciprocità, anche quando è difficile.

Il tono è leggero, pieno di ironia, ma sempre rispettoso e profondo: Jenny Jägerfeld riesce a raccontare l’adolescenza senza moralismi né retorica, offrendo un ritratto toccante e autentico. E proprio Sigge è una figura maschile che colpisce per la sua non-convenzionalità: fragile, sensibile, timoroso, alla ricerca di sé, lontano dagli stereotipi del ragazzo forte, sicuro e vincente. È un protagonista che rappresenta con delicatezza la vulnerabilità maschile e mostra come si possa essere accettati e amati anche senza indossare maschere o corazzarsi.

A cura di Una cartella di libri




La mia vita dorata da re, Jenny Jägerfeld, Iperborea, 2021.

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