Archivi tag: dai 10 anni

La casa di Pine Island

Libri dal comò. Consigli di lettura

Cosa succede quando gli adulti spariscono e l’unico modo per non perdere tutto è restare uniti?

La casa di Pine Island di Polly Horvath parte da una tragedia ma diventa presto un romanzo pieno di energia e di speranza. Le quattro sorelle McCready, abituate a viaggiare con i genitori missionari, si ritrovano improvvisamente sole. Arrivate in Canada, scoprono che anche la prozia che avrebbe dovuto occuparsi di loro è morta. Potrebbero finire affidate a estranei e separate, ma non ci stanno: decidono di nascondere la verità e cavarsela da sole, affrontando le responsabilità del quotidiano come fossero adulti. Tra bollette da pagare, spesa da fare, scuola e vicini curiosi, imparano a costruire un mondo nuovo, in cui la fratellanza diventa l’unica vera forza che tiene insieme tutto.

Nonostante la premessa drammatica, il racconto scorre con leggerezza, alternando momenti di tensione a scene divertenti e persino comiche. Il ritmo è veloce, lo stile diretto e coinvolgente, e la voce delle quattro sorelle si intreccia continuamente, mostrando sia la fatica di Fiona, la maggiore, che cerca di fare da madre, sia lo sguardo più ingenuo e spontaneo della piccola Charlie, capace di svelare le emozioni più profonde. Proprio questa coralità rende il romanzo autentico: ogni sorella è diversa, ma tutte contribuiscono a un equilibrio fragile e vitale.

La casa di Pine Island non è solo un racconto di sopravvivenza, ma un invito a riflettere su cosa significhi davvero “famiglia”. Non sempre è fatta di adulti e regole, a volte nasce dalla capacità di sostenersi a vicenda, di crescere più in fretta del previsto e di trasformare la paura in forza. È un libro che fa sorridere e commuovere, che parla di coraggio e di resilienza, e che lascia una certezza: anche nei momenti più difficili, l’unione può diventare la nostra casa più sicura.

A cura di Una cartella di libri

———————————————————————————————-

La casa di Pine Island, Polly Horvath, ill. Veronica Truttero, Camelozampa, 2022.

Desideri prenotare la tua copia? Clicca qui

Valuta questo consiglio

5.0 (1 voto)

Clicca sulle stelle per votare

LA MIA VITA DORATA DA RE, Jenny Jägerfeld.

Libri dal comò. Consigli di lettura

Come si fa a sentirsi sé stessi quando tutto cambia e ci sentiamo fuori posto?

Questa domanda sembra attraversare tutto “La mia vita dorata da re”, romanzo di Jenny Jägerfeld pubblicato da Iperborea. Al centro c’è Sigge, un ragazzino che si trasferisce con la madre e le due sorelline a casa della nonna dopo la separazione della madre dal compagno. Sigge deve affrontare un nuovo inizio: una nuova casa, una nuova città, una nuova scuola. Il romanzo è ambientato durante l’estate e ha una struttura originale e accattivante: la narrazione segue un conto alla rovescia degli ultimi 59 giorni prima dell’inizio della nuova scuola, durante i quali Sigge si propone di imparare come diventare popolare per evitare di rivivere le prese in giro e le sofferenze che aveva subito nella scuola precedente. La nonna che li ospita è un personaggio meravigliosamente sopra le righe: egocentrica, ironica, sicura di sé, un faro di eccentricità che contrasta con l’insicurezza profonda di Sigge. Lo strabismo, la paura del giudizio altrui e il desiderio di diventare popolare lo portano a interrogarsi su come “cambiare” per piacere agli altri, tentando di adattarsi e imitare chi sembra avere successo. Ma sarà proprio l’incontro con nuovi amici, sinceri, autentici, a volte bizzarri, e il confronto con l’esuberanza vitale della nonna a guidarlo in un percorso diverso: non quello di chi cerca approvazione a tutti i costi, ma di chi impara ad accettarsi e a coltivare relazioni vere, fatte di verità e reciprocità, anche quando è difficile.

Il tono è leggero, pieno di ironia, ma sempre rispettoso e profondo: Jenny Jägerfeld riesce a raccontare l’adolescenza senza moralismi né retorica, offrendo un ritratto toccante e autentico. E proprio Sigge è una figura maschile che colpisce per la sua non-convenzionalità: fragile, sensibile, timoroso, alla ricerca di sé, lontano dagli stereotipi del ragazzo forte, sicuro e vincente. È un protagonista che rappresenta con delicatezza la vulnerabilità maschile e mostra come si possa essere accettati e amati anche senza indossare maschere o corazzarsi.

A cura di Una cartella di libri




La mia vita dorata da re, Jenny Jägerfeld, Iperborea, 2021.

Desideri prenotare la tua copia? Clicca qui

Valuta questo consiglio

5.0 (1 voto)

Clicca sulle stelle per votare

LA SCIMMIA DELL’ASSASSINO, di Jacob Wegelius

Libri dal comò. Consigli di lettura

L’estate è il periodo migliore per lasciarsi trascinare da quelle storie ad ampio respiro, avventurose, con personaggi memorabili e misteri che ti tengono incollato alle pagine. La scimmia dell’assassino di Jakob Wegelius è una di quelle storie che sembrano fatte apposta per essere lette con calma, nella luce lunga delle giornate estive. È un romanzo giallo ma anche un racconto d’avventura, una storia di amicizia, e soprattutto una narrazione di altissima qualità.

Sally Jones è un gorilla femmina. Vive a bordo dell’Hudson Queen insieme al Capitano Koskela, detto “il Capo”, suo amico e compagno di viaggi. Sally non parla, ma comprende tutto, sa leggere, scrivere e aggiustare motori. Una sera, il Capitano accetta un incarico misterioso e qualcosa va storto: un uomo viene ucciso e Koskela viene arrestato con l’accusa di omicidio. Da quel momento, Sally è costretta a nascondersi e parte per un lungo viaggio, determinata a provare l’innocenza del suo amico. Da Lisbona al cuore dell’India, attraverserà porti, officine, palazzi e botteghe, incontrando amici sinceri e nemici pericolosi, in una ricerca ostinata della verità. 

Spesso i romanzi di genere rischiano di appoggiarsi su formule facili, ripetitive, piene di stereotipi. Si fanno scelte narrative che inseriscono elementi semplicistici e contenuti banalizzanti, puntando sull’effetto e sul ritmo piuttosto che sulla costruzione profonda della storia. Ma “La scimmia dell’assassino” è tutta un’altra cosa. Qui siamo davanti a un romanzo costruito con intelligenza, profondità e uno straordinario equilibrio narrativo. L’intreccio è complesso e perfettamente architettato: ogni episodio, ogni incontro lungo il cammino ha un senso preciso nella trama e nulla è casuale. I personaggi secondari sono comunque ben costruiti e restano nel cuore di chi legge. Pensiamo al maharajah, che all’inizio appare distaccato, freddo, egoista, ma che nel giro di poche pagine si rivela capace di tenerezza e generosità, diventando un alleato sincero e inaspettato per Sally Jones.

Poi il maharajah si rivolse a me.

A te non darò un regalo” disse serio “ Ti faccio invece una richiesta: che non mi dimentichi. Per questo voglio che ci scambiamo il turbante. Vuoi farmi quest’onore?” […]

L’uomo d’affari mi guardò con tanto d’occhio e disse:

“Tu forse non lo sai, ma per noi indiani scambiarsi il turbante è una faccenda molto seria. Per tradizione lo si fa solo con il proprio miglior amico.”

Ancora più interessante è la scelta di far raccontare tutta la storia a Sally Jones stessa. È lei a scrivere con la macchina da scrivere, ed è lei a decidere cosa lasciare nella memoria. Questo rende la narrazione ancora più coinvolgente e introduce un aspetto metanarrativo molto affascinante: il libro che leggiamo è il diario stesso della protagonista, che scrive per ricordare, per farsi ascoltare, per dare voce a chi voce non ha. Una voce che non parla mai, ma che scrive con lucidità, emozione e una grande precisione.

Anche dal punto di vista linguistico, il romanzo è un’opera di grande qualità. Molto spesso, alcuni autori – proprio perché costruiscono un intreccio complesso – scelgono di semplificare dal punto di vista lessicale e sintattico, finendo per sacrificare la ricchezza della lingua. Jakob Wegelius, invece, non fa questa scelta: “La scimmia dell’assassino” è un romanzo solido e ricco anche dal punto di vista stilistico, con una sintassi articolata, un lessico preciso e calibrato, che accompagna il lettore con chiarezza ma senza rinunciare alla profondità. Un capolavoro narrativo che unisce struttura e scrittura, regalando ai lettori un’esperienza appassionante, tanto nella storia quanto nel modo in cui è raccontata.

“La scimmia dell’assassino” è quindi un libro per lettori curiosi, appassionati, che non vogliono solo passare il tempo, ma entrare davvero in una storia e portarsela dietro anche dopo l’ultima pagina. Una lettura da affrontare con calma, come si fa d’estate, quando si ha finalmente il tempo di lasciarsi prendere da un vero capolavoro narrativo.

A cura di Una cartella di libri

———————————————————————————————-

La scimmia dell’assassino, Jacob Wegelius, Iperborea, 2020.

Desideri prenotare la tua copia? Clicca qui

Valuta questo consiglio

Clicca sulle stelle per votare

UNA NOTTE, UN ASSASSINO, di Malika Ferdjoukh

Libri dal comò. Consigli di lettura

 

Ci sono libri che sorprendono per ciò che raccontano.

E poi ci sono libri che sorprendono per come lo raccontano.

Una notte, un assassino di Malika Ferdjoukh è uno di questi.

Ferdjoukh costruisce un giallo atipico e magistrale: sappiamo fin dalla prima pagina chi è l’assassino. E allora cosa resta da scoprire? Tutto il resto. Resta da scoprire quando colpirà, chi sarà la vittima, come si arriverà a quel momento.

Seguiamo le orme di un assassino la cui personalità è delineata in modo preciso, spietato. Un assassino che lo è sempre stato, fin da bambino.

Accanto a questo filone oscuro, c’è la storia di una famiglia: cinque bambini, lasciati a casa da soli, poco prima di Natale, mentre i genitori sono usciti a teatro. E allora la casa si riempie di quel caos meraviglioso che solo i bambini sanno creare: pasticci, litigi, alleanze, piccoli segreti e libertà.

Due storie che si rincorrono, si avvicinano sempre di più… fino a quando arriva una terza storia. Una terza voce che cambia tutto, che dà una svolta imprevedibile e magistrale alla narrazione.

La trama ha una tensione continua: sai che un assassino colpirà, ma non sai quando. E questo quando tiene sospesi, inchiodati alle pagine. I segnali ci sono, i dettagli fanno intuire che qualcosa di terribile sta per accadere — ma quando e come, resta un mistero.

Eppure non è solo un libro di suspense. È anche un libro pieno di ironia. Ferdjoukh ha questa capacità straordinaria di bilanciare leggerezza e inquietudine, ironia e paura. Il narratore interviene spesso, con commenti ironici, osservazioni, pensieri che strappano un sorriso anche nei momenti più tesi.

E poi, in modo naturale, senza mai forzare la mano, emergono temi enormi: la Shoah, la diversità, gli stereotipi. Ma non sono “temi” da lezione. Sono vita. Sono lì, dentro i personaggi, senza bisogno di essere spiegati o sottolineati.

Una notte, un assassino si legge così: tutto d’un fiato, con il cuore che accelera e con il sorriso che, ogni tanto, spunta.

E quando arrivi all’ultima pagina… scopri che i pensieri continuano. Come succede sempre con le storie davvero belle.

A cura di Una cartella di libri

———————————————————————————————-

Una notte, un assassino, Malika Ferdjoukh, Pension Lepic, 2025.

Desideri prenotare la tua copia? Clicca qui

 

Valuta questo consiglio

Clicca sulle stelle per votare