Libri dal Comò

Recensioni e consigli per giovani lettori e lettrici

GRILLO, di Annet Schaap.

Annet Schaap torna a intrecciare la fiaba con un immaginario contemporaneo, scegliendo questa volta “I cigni selvatici” di Andersen come scintilla iniziale. Dalla trama antica nasce una storia nuova, intensa e coinvolgente, che pagina dopo pagina prende forma, mostrando tutta la sua originalità.

La storia si svolge nella stessa città portuale di Lucilla, e inizia con un gesto iniziatico: Eliza, in una bottega, si fa tatuare sulla gamba il nome dei sei fratelli scomparsi: un gesto simbolico, che segna l’inizio di un viaggio di ricerca e di memoria. La storia non si svela tutta subito, ma si dispiega lentamente, parte dopo parte, in una serie di rivelazioni che portano il lettore a scoprire pian piano cosa è accaduto. Pur mantenendo un narratore esterno, l’autrice costruisce la storia con una continua variazione di punti di vista: ora Grillo, ora Eliza, ora Amalia. Questo permette al lettore di entrare davvero nella mente dei personaggi, ascoltando la storia da più voci e prospettive. Il tono del romanzo alterna ironia e dolore: l’autrice tratteggia con umorismo i personaggi adulti, come la maestra Amalia e il pescatore Berg. Berg, in particolare, è un uomo rozzo e schietto, privo di buone maniere perché sempre vissuto da solo: proprio per questo risulta autentico e diretto, in contrasto con la formalità della maestra. Entrambi diventano figure affettuose e buffe, capaci di dare alla narrazione un ritmo leggero e pieno di umanità.

Come sempre, l’autrice mostra una forte sensibilità verso la condizione femminile. Dentro la cornice fiabesca l’autrice costruisce figure moderne, consapevoli, capaci di prendere parola e cambiare il corso della storia. E poi c’è il piccolo Grillo, la cui balbuzia rende la parola incerta, che vive con la sensazione di dover chiedere il permesso per esistere, e che attraverso il viaggio impara pian piano a trovare la propria voce. Con Grillo, Annet Schaap conferma la sua maestria nel reinventare le fiabe, tessendo un racconto che accompagna il lettore tra viaggi, trasformazioni e legami

A cura di Una cartella di libri

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Grillo, Annet Schaap, .Anna Patrucco Becchi, La Nuova Frontiera Junior, 2025.

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L’ISOLA DEI DELFINI BLU, di Scott O’Dell

Libri dal comò. Consigli di lettura

Ci sono case editrici che meritano attenzione, e Il Barbagianni è una di queste.

Il Barbagianni sceglie di pubblicare poco, con grande cura. In un panorama editoriale che tende a moltiplicare le uscite, questa scelta permette di concentrare energie sulla qualità dei libri: nella selezione delle storie, nelle traduzioni, nella costruzione dell’oggetto libro. Anche la scelta della font, ad alta leggibilità, non è affatto scontata, soprattutto nei libri più corposi e pensati anche per ragazzi e ragazze più grandi. Tutto questo dimostra quanto il lettore venga davvero messo al centro, con attenzione e coerenza, pagina dopo pagina.

Dentro questo percorso si inserisce la ripubblicazione de “L’isola dei delfini blu” di Scott O’Dell, nella traduzione di Susanna Mattiangeli. La protagonista è una ragazza indigena che, dopo la partenza della sua popolazione dall’Isola dei Delfini Blu, resta sola. Da quel momento deve imparare a vivere senza aiuti. Fa ciò che prima non le era consentito proprio perché donna: costruisce armi, si procura il cibo, si difende dai pericoli dell’isola, in particolare dai cani selvatici. Azioni che prima erano proibite diventano necessarie, e lei impara a farle.

Sull’isola arrivano uomini bianchi, interessati alla caccia alle lontre e alle risorse. Il loro passaggio lascia segni profondi: animali uccisi, equilibrio spezzato, violenza esercitata senza rispetto. Tra loro c’è anche una ragazza bianca, l’unica donna in mezzo a molti uomini. Tra le due nasce una relazione fatta di presenza quotidiana, di piccoli gesti, di oggetti scambiati. Una relazione che mostra quanto il contatto umano resti fondamentale, anche quando si è capaci di cavarsela da soli.

Rimasta sull’isola, la protagonista vive a stretto contatto con gli animali. Li osserva, li conosce, convive con loro. Arriva a dire che per lei sono persone, come gli uomini, solo capaci di parlare un’altra lingua. Eppure anche questa convivenza non colma ogni assenza: restano la mancanza della sorella, della sua gente, di chi a un certo punto non c’è più.

Anche il finale non è un finale consolatorio. Non ricompone, non rassicura, non chiude in modo pacificato. Lascia spazio a domande che continuano oltre l’ultima pagina. Sono molti gli spunti di riflessione che attraversano la storia emergono senza spiegazioni, senza morale, senza dichiarazioni esplicite. Il testo dice molto, ma lo fa in modo nascosto, lasciando che siano le azioni, le relazioni, le assenze a parlare.

A cura di Una cartella di libri

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L’isola dei Delfini Blu, Scott O’Dell, trad. Susanna Mattiangeli, Il Barbagianni, 2025.

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IL RAGAZZO CHE SAPEVA TROPPO, di Malika Ferdjoukh

Libri dal comò. Consigli di lettura

Hai voglia di entrare in un film che non si proietta al cinema, ma si legge pagina dopo pagina?

Nel suo romanzo Il ragazzo che sapeva troppo, Malika Ferdjoukh ci porta proprio lì: sul set di un film di Alfred Hitchcock, dove la finzione si mescola alla realtà e il mistero prende forma tra le luci e le ombre della macchina da presa.

Il protagonista, in prima persona, ci guida dentro un ricordo: anni dopo, rievoca quell’estate trascorsa sul set segretissimo di un film del maestro del brivido. È qui che tutto accade, tra ciak, segreti, tensione e sguardi che nascondono più di quanto mostrano. La storia si costruisce come un giallo classico, elegante, pieno di suspense e di rimandi al cinema.

La scelta della prima persona e del flashback ci fa entrare direttamente nella narrazione: leggiamo e, allo stesso tempo, assistiamo come spettatori. L’ambientazione cinematografica e i continui riferimenti a Hitchcock rendono il romanzo un omaggio al grande schermo e un raffinato gioco narrativo. La trama è calibrata con precisione: ritmo, mistero e dettagli che ricordano il montaggio di un film. La traduzione di Chiara Carminati restituisce tutta la raffinatezza della scrittura dell’autrice. Bellissima anche la copertina illustrata da David Merveille, che rende omaggio al cinema di Hitchcock.

Il ragazzo che sapeva troppo è una dichiarazione d’amore al cinema e alla narrazione stessa.

Tieni gli occhi aperti: perché in queste pagine, come sul set, niente è davvero come sembra.

A cura di Una cartella di libri

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Il ragazzo che sapeva troppo, Malika Ferdjoukh, trad. Chiara Carminati, ill. David Merveille, Pension Lepic, 2025.

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La casa di Pine Island

Libri dal comò. Consigli di lettura

Cosa succede quando gli adulti spariscono e l’unico modo per non perdere tutto è restare uniti?

La casa di Pine Island di Polly Horvath parte da una tragedia ma diventa presto un romanzo pieno di energia e di speranza. Le quattro sorelle McCready, abituate a viaggiare con i genitori missionari, si ritrovano improvvisamente sole. Arrivate in Canada, scoprono che anche la prozia che avrebbe dovuto occuparsi di loro è morta. Potrebbero finire affidate a estranei e separate, ma non ci stanno: decidono di nascondere la verità e cavarsela da sole, affrontando le responsabilità del quotidiano come fossero adulti. Tra bollette da pagare, spesa da fare, scuola e vicini curiosi, imparano a costruire un mondo nuovo, in cui la fratellanza diventa l’unica vera forza che tiene insieme tutto.

Nonostante la premessa drammatica, il racconto scorre con leggerezza, alternando momenti di tensione a scene divertenti e persino comiche. Il ritmo è veloce, lo stile diretto e coinvolgente, e la voce delle quattro sorelle si intreccia continuamente, mostrando sia la fatica di Fiona, la maggiore, che cerca di fare da madre, sia lo sguardo più ingenuo e spontaneo della piccola Charlie, capace di svelare le emozioni più profonde. Proprio questa coralità rende il romanzo autentico: ogni sorella è diversa, ma tutte contribuiscono a un equilibrio fragile e vitale.

La casa di Pine Island non è solo un racconto di sopravvivenza, ma un invito a riflettere su cosa significhi davvero “famiglia”. Non sempre è fatta di adulti e regole, a volte nasce dalla capacità di sostenersi a vicenda, di crescere più in fretta del previsto e di trasformare la paura in forza. È un libro che fa sorridere e commuovere, che parla di coraggio e di resilienza, e che lascia una certezza: anche nei momenti più difficili, l’unione può diventare la nostra casa più sicura.

A cura di Una cartella di libri

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La casa di Pine Island, Polly Horvath, ill. Veronica Truttero, Camelozampa, 2022.

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